Il 18 agosto 2025, Raphaël Graven, conosciuto online come Jean Pormanove, è morto nel sonno mentre era in diretta streaming su Kick. La tragedia non è stata improvvisa: da mesi lo streamer subiva umiliazioni e violenze in live, culminate in dieci giorni di torture trasmesse al pubblico. Due colleghi, Naruto e Safine, lo avrebbero costretto a ingerire sostanze tossiche, privato del sonno e sottoposto a ripetuti maltrattamenti fisici. In un messaggio inviato alla madre poco prima di morire, Pormanove disse di sentirsi “ostaggio” e di non voler più continuare.
Dexerto segnala che il caso ha suscitato un’ondata di indignazione in Francia, dove Clara Chappaz, ministro per gli affari digitali e l’IA, ha parlato di “selvaggio West digitale” e promesso nuove misure di regolamentazione. La sorella dello streamer ha definito quanto accaduto “inaccettabile”, mentre i social hanno rilanciato video che mostrano aggressioni in diretta, tra cui colpi con paintball e strangolamenti.
Le autorità francesi hanno avviato un’indagine, ma la giurisdizione si è rivelata limitata: Kick ha sede in Australia. Proprio lì è intervenuta l’eSafety Commissioner, che ha aperto un procedimento e avvertito la piattaforma del rischio di una sanzione fino a 49,5 milioni di dollari. Secondo la legge australiana, infatti, i provider online devono garantire un ambiente sicuro, rimuovere contenuti violenti o illegali e far rispettare le proprie regole interne, che nel caso di Kick proibiscono espressamente trasmissioni con violenza estrema o morte.
Nel frattempo Kick ha adottato contromisure: i due streamer coinvolti sono stati bannati e l’agenzia francese di marketing che aveva sfruttato l’immagine di Pormanove per vendere merchandising è stata esclusa da ogni collaborazione. Non si esclude, inoltre, un’azione legale contro parte del pubblico che ha finanziato economicamente la diretta, pagando per prolungare le torture.
In tutto questo aggiungiamo che la vicenda non è isolata: solo pochi giorni dopo, un altro episodio violento in live ha coinvolto Raja Jackson, figlio dell’ex campione UFC Rampage Jackson, che durante un evento di wrestling trasmesso su Kick ha aggredito un atleta sul ring, causando un’inchiesta della polizia di Los Angeles. Questo ha ulteriormente alimentato i dubbi sulla capacità della piattaforma di prevenire contenuti pericolosi.
Oltre alle indagini in corso, Kick potrebbe affrontare ulteriori restrizioni già a dicembre, quando entreranno in vigore in Australia nuove norme che impediranno ai minori di 16 anni di accedere al servizio. Intanto, la morte di Jean Pormanove resta un caso emblematico delle falle di controllo nelle piattaforme di streaming e del confine sempre più sottile tra intrattenimento estremo e violenza reale.
