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The Dark Pictures Anthology The Devil in Me – recensione

Con quattro puntate al suo attivo, The Dark Pictures Anthology di Supermassive Games sembra una di quelle serie da aspettare col fiato sospeso (1899, coff… – ndr.). Nel corso della sua carriera Supermassive Games ha abituato molto bene il suo pubblico, proponendo storie agghiaccianti e molto diverse tra loro, cercando di spaziare tra varie caratteristiche dell’horror non per forza conformato o tradizionale. Con House of Ashes l’asticella dell’adrenalina e dell’ansia è stata leggermente abbassata per lasciare spazio al comparto grafico magnifico ed al movimento.
Con The Dark Pictures Anthology The Devil in Me questa salita riprende la potenza che aveva alle origini. Supermassive Games ci regala una storia avvincente che spesso ci tiene sul filo del rasoio, senza farci mancare novità che faranno sicuramente felici i fan della serie.

The Devil in Me, il Castello della Morte di HH Holmes

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Basato sugli omicidi del primo serial killer americano HH Holmes – che ha mietuto le sue vittime attraverso elaborate trappole allestite nel World’s Fair HotelThe Dark Pictures Anthology The Devil in Me inizia con una troupe televisiva invitata ad utilizzare una villa isolata, proprietà del gentiluomo Du’Met, che afferma essere una replica esatta del Castello della Morte. Con le possibilità che una seconda stagione venga finanziata apparentemente scarse e la probabilità di poter chiudere col botto con una puntata girata in questa dimora, la troupe coglie l’occasione come un colpo di fortuna. Saltano poco allegramente su una limousine oscurata durante un finesettimana come tanti, consegnano i loro telefoni cellulari e si recano alla residenza. Il team scopre rapidamente che le copie dei dispositivi di HH Holmes sono molto più letali di quanto pensassero, con botole che dividono i membri e aggeggi fatali pronti a togliere vite. Con un killer a piede libero all’interno della villa, la squadra deve fare fronte comune e tentare di scappare.

Sopravvivere al killer in The Devil in Me

Quello che segue è il tipico gioco a la The Dark Pictures Anthology. Controlleremo ogni singolo membro dell’equipaggio, da cui passeremo con lievi slow motion, facendo delle scelte per loro e guidando le loro azioni durante i momenti decisivi della vita. Se avete giocato ad uno dei titoli precedenti, Until Dawn o The Quarry, saprete esattamente cosa aspettarvi. Frugare tra gli ambienti, raccore file e informazioni mentre si procede, prima che i filmati ci proiettino da uno scenario all’altro con decisioni da prendere e Quick Time Event da padroneggiare nel mezzo. È un ciclo di gioco che è rimasto sostanzialmente lo stesso per otto anni ormai, e qui finalmente possiamo dirvi come The Devil in Me introduca alcune nuove funzionalità che cambiano la normale struttura dei titoli Supermassive.

Nel corso dell’avventura di The Dark Pictures Anthology The Devil in Me, abbiamo la possibilità di controllare tutti e cinque i personaggi ognuno dei quali avrà un piccolo inventario e degli oggetti che potrà utilizzare. Questa è una delle prime novità che possiamo notare in questo capitolo, l’inventario. Ogni personaggio avrà uno o più oggetti che saranno estremamente utili man mano avanzeremo nel gioco. Oltre a questo, noterete subito, che i personaggi avranno la possibilità di correre (sì, proprio così, correre!) e di arrampicarsi su sporgenze o casse che potremo spostare avvicinandoci e interagendo con loro. Tutto questo ci permette di risolvere svariati enigmi ambientali che ci verranno posti davanti al naso sempre più spesso nell’avventura. Kate Wilder, la conduttrice dello spettacolo ad esempio, porta un cristallo di ametista che la aiuta a calmarsi; Erin Keenan la microfonista del gruppo ha invece con sè un microfono direzionale ed un inalatore per i suoi attacchi d’asma. Ciò significa che, a seconda della situazione dei nostri personaggi, potremo utilizzare questi oggetti per mantenere in vita gli altri del gruppo, facendo ovviamente attenzione alle scelte che da sempre caratterizzano questo brand.

I personaggi di The Dark Pictures Anthology The Devil in Me, come detto in precedenza, possono anche muoversi più liberamente che in passato e quindi esplorare ulteriormente la stanza o il luogo in cui si trovano. Abbiamo la possibilità di esplorare e osservare con più attenzione l’ambiente circostante, potendo anche trovare oggetti, carte, codici che ci serviranno successivamente e anche dei piccoli collezionabili per sbloccare dei diorami bonus nel menu.
Supermassive Games introduce anche una terza novità: la possibilità di nascondersi. Ci saranno alcune situazioni in cui dovremo decidere se nasconderci o fuggire/agire; nel caso nel primo, dovremo in seguito mantenere la calma e giocare all'”amato” QTE che prevede di mantenere il battito cardiaco sotto controllo . Un’aggiunta interessante, che ci ha dato quel pizzico di adrenalina in più , soprattutto quando non riuscivamo a trovare il nascondiglio.

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Per quanto riguarda i puzzle non ci sono stati problemi. Le istruzioni fornite dal gioco sono sufficienti per risolvere velocemente i vari enigmi in giro. Tuttavia avremmo apprezzato qualcosa di più elaborato, che sicuramente verrà nel tempo. Per tutti questi enigmi è previsto perlopiù di scivolare su strette sporgenze, saltare da una piattaforma all’altra e nascondersi dagli altri personaggi. Sappiamo che le scelte sono sempre state un elemento importante all’interno della serie The Dark Pictures Anthology. Ecco che, in questo nuovo capitolo, sembrano essere ancora più significative e serie.

Nel corso della nostra esperienza dovremo far comunicare i personaggi e questo permetterà al loro particolare rapporto di diventare più o meno solido a seconda delle vostre scelte precedenti. Tra alcuni di loro la tensione si taglia col coltello e starà a noi decidere in che direzione portare la relazione. Come al solito, andando avanti, le scelte si faranno sempre più complicate e basterà un solo errore – uno solo – per far morire uno o più personaggi. Questo aspetto, per alcuni giocatori, può risultare frustrante .

Dal nostro punto di vista piuttosto spinge la longevità del titolo, permettendo al giocatore di riprovare più volte. Rigiocando il gioco o le singole scene, infatti, si potranno prendere diverse decisioni che condurranno il giocatore verso la tanto agonata salvezza. In questo contesto, le famose premonizioni comuni a tutta la The Dark Pictures Anthology funzionano esattamente come nei giochi precedenti, offrendoci dei quadretti anatomici che faranno partire una sorta di visione su come quel personaggio potrebbe morire. Quindi c’è da prestare estrema attenzione a ciò che ci circonda, in quanto potremmo improvvisamente trovarci nel luogo della premonizione e forse capire come sventarla.

Tante migliorie, ma ancora delle pecche imbarazzanti

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The Dark Pictures Anthology The Devil in Me, come tutti i giochi della saga, riserva un particolare trattamento quasi fotorealistico ai propri attori, facendone sembrare i modelli avanti di anni luce rispetto a molti altri sviluppatori che si affidano a volti estremamente dettagliati. Tuttavia, gli ambienti, specie all’aperto, non godono dello stesso trattamento di fino. I giardini che circondano l’hotel sembrano piuttosto poveri, col fogliame opaco e paesaggi colti dalla nebbia. Con dei personaggi sublimi così in primo piano, è un vero peccato che gli spazi in secondo vengano leggermente meno.

Un’altra cosa che identifica da sempre The Dark Pictures Anthology è il sistema di animazioni facciali superlativo ma molto meno realistico quando si tratta di movimento corporeo nello spazio: anche in The Devil in Me ripropone questo schema, con alcuni miglioramenti che però andranno portati avanti nei prossimi titoli. In generale i modelli sono ottimi ma le animazioni di corsa o di alcuni movimenti sono legnose ed eccessivamente “vecchie” per un titolo così innovativo. Nulla da dire sulle animazioni facciali, sempre al top.
In The Dark Pictures Anthology The Devil in Me, Il merito maggiore di Supermassive risiede nel tentativo, parzialmente riuscito, di proporre una struttura d’avanzamento non troppo lineare. Sarà sempre il gioco stesso a imporci il controllo di questo o quel personaggio, ma l’esplorazione dell’hotel e dei suoi dintorni si fa tenuemente meno rigida in confronto al passato.

Dove The Dark Pictures Anthology The Devil in Me funziona meglio è invece nel sonoro e nell’atmosfera. Arrivare alla fine del gioco per scoprire chi è il pazzo omicida (ndr – un mix tra Michael Myers e Jigsaw di Saw L’enigmista, guardate su Steam) è una ricerca che viene effettuata nel gioco in modo sensato e intelligente, leggendo documenti, guardando fotografie che fanno scattare dei flashback o ascoltando registrazioni audio, tutti elementi che invogliano a intraprendere quel minimo di esplorazione in più a cui accennavo prima. L’atmosfera, costantemente buia o in penombra è poi un altro fiore all’occhiello del gioco. Rumori, passi, voci, musiche d’orchestra inquietanti sparate da vecchi grammofoni, trappole, botole, pareti mobili, un vecchio faro in disuso all’esterno dell’albergo, manichini e animatroni a tutto spiano (alcuni davvero da brividi, come visto nella nostra anteprima), stanze che cambiano e via di questo passo. Il luogo messo in piedi da Supermassive Games è il vero protagonista del gioco e, da questo punto di vista, The Devil in Me funziona alla perfezione fin dall’intro che funge da flashback all’intera vicenda. Soprattutto, spaventa di più dei tre precedenti episodi della serie, anche se l’inizio sembra piuttosto lento.

The Dark Pictures Anthology The Devil in Me ci permette di sviluppare una tensione palpabile e credibile davanti allo schermo e alle vicende dei protagonisti. Il senso di angoscia e di terrore crescono sempre di più nel corso della nostra avventura. Camminiamo sul filo di un rasoio mentre un avvolgente senso di inquietudine ci stringe, sempre più forte e stretto. Condire una tale buona ambientazione con degli ottimi jump scare ben studiati è letteralmente la ciliegina sulla torta.
La longevità è un bel passo avanti rispetto alla durata più limitata dei capitoli precedenti, che si attestavano attorno alle 4-5 ore di gioco al netto delle esplorazioni. Qua ci aggiriamo sulle 7/8 nette o addirittura sulle 10 se siete appassionati di collezionabili.

Per quanto riguarda bug o problemi , possiamo ritenerci quasi soddisfatti. Nel corso della nostra avventura il personaggio si è teletrasportato di qualche metro una volta ed è saltato l’audio durante un paio di scene, ma nient’altro.
The Dark Pictures Anthology The Devil in Me è completamente in italiano, parlato e sottotitolato, menù compresi. Purtroppo manca l’opzione di poter ascoltare l’audio in lingua originale mentre lo si gioca in italiano, ma non ci lamentiamo troppo. Il doppiaggio è come sempre buono, in alcune parti addirittura ottimo, e le voci sono credibili per il personaggio a cui devono aderire.

Commento Finale

Versione testata: Xbox Series X
Piattaforme: PC, PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox One, Xbox Series X/S, Microsoft Windows

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Erika Berselli

Erika Berselli

Giocatrice di ruolo e videogiocatorice vorace. Le piace sparire dal vivo quanto fare il ladro o muoversi nello stealth. Amante degli horror (nonostante poi non ci dorma per sua stessa ammissione) e dei gdr.

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