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Syberia: The World Before, la recensione per Xbox Series X

Syberia: The World Before, estremo lascito del compianto Benoit Sokal, arriva, dopo mesi di gestazione, anche su console di nuova generazione, permettendo dunque anche a videogiocatori esterni al mondo della master race, di poter fruire del capitolo conclusivo delle avventure di Kate Walker, esperienza vissuta nella sua versione PC. L’opera di adattamento a console ha portato con se una serie di cambiamenti, tanto nell’interfaccia di gioco quanto nell’ottimizzazione del codice, che ci consegnano un prodotto ben realizzato, quasi all’altezza della controparte originaria. Ma non corriamo troppo e scopriamo insieme quello che c’è da sapere su questa versione 2.0 di Syberia: The World Before.

Syberia: The World Before

Che le console siano, da sempre, stato terreno ostico per la pubblicazione di avventure grafiche non è un mistero: create principalmente per la gestione di giochi con alto tasso di dinamismo ed immediatezza, mal si adattano, di solito, alla fruizione di prodotti con ritmi lenti e ragionati, per quanto l’ultimo periodo stia parzialmente smentendo questo assioma fino a poco tempo fa incontrovertibile. A riprova di quanto detto, giungono le passate release di Syberia 3, Yesterday: Origins, Dreamfall: Chapters e di tanti altri titoli che han mostrato un interesse – delle software house ovviamente – all’ampliamento del parco macchine su cui fruire di questi prodotti inversamente proporzionale alla cura realizzativa degli stessi.

L’arrivo però, di Alfred Hitchcock Vertigo prima e di Syberia: The World Before dopo, ha ribaltato questa situazione, mettendoci a cospetto di titoli palesemente PC-Oriented realizzati però con criterio, al netto dei limiti fisici della piattaforma destinataria – su console – e capaci di render lustro ad un genere oltremodo bistrattato sulle ammiraglie di casa Microsoft e Sony.

Syberia: The World Before è una gemma preziosa

La versione Xbox Series X (uscita insieme ad una collector’s edition da urlo) da noi provata ci porta, nuovamente, nel mondo ideato da Benoit Sokal, precisamente nel 1937, alla vigilia di una “perturbazione politica” che andrà a sconvolgere tutti gli equilibri faticosamente raggiunti nel mondo steampunk Vaghariano. Il Movimento dell’Ombra Nera, equivalente fantasioso delle milizie nazionalsocialiste, sarebbe, di li a poco, salito al potere, riportando il mondo in un epoca oscura, un mondo in cui la giovane Dana, Vaghariana di nascita, stava provando ad emergere come pianista, pronta a spiccare il volo verso un successo futuro che sarebbe però stato ben lungi dal venire.

Ed è in questo momento che, un cortocircuito narrativo, ci porta direttamente nel 2005, nei panni della nostra adorata Kate Walker che, imprigionata in una miniera di sale, e venuta a conoscenza della morte della madre, riesce a fuggire dalla prigionia, portando con se un antico dipinto, raffigurante una giovane Dana, primo di tanti eventi che porteranno una narrazione, dolcemente e sapientemente stratificata, ad incrociarsi e a dipanarsi con la delicatezza tipica dei racconti di Benoit Sokal.

Syberia: The World Before

Pur essendo uscito, nella sua prima incarnazione, ben otto mesi fa, non indugerò oltremodo nello spoilerare una trama che, come da tradizione Microids/Sokal, vi terrà incollati allo schermo fino all’ultimo frangente di questo Syberia: The World Before, non fosse altro perché non sono ravvisabili differenze di sorta dalla versione PC a quella console.
Discorso diverso andrà fatto, invece, per l’esplorazione ambientale, cuore del gameplay di qualsiasi avventura che si rispetti che, nel passaggio da PC a console ha subito notevoli variazioni.

Posto che la combo mouse-tastiera sia ancora la scelta ideale per la fruizione di una qualsiasi avventura grafica, e Syberia: The World Before non fa eccezione a riguardo, tocca dire che il lavoro di ottimizzazione effettuato per sfruttare adeguatamente il pad Xbox per muoversi nel mondo di gioco mostra i suoi frutti. I movimenti di Dana (o di Kate, a seconda della sezione) sono naturali e veloci negli spazi ampi, quelli di spostamento da una parte all’altra, per intenderci, non facendo invidiare l’ecosistema PC, almeno in questo caso.

Si notano differenze, invece, nelle fasi di esplorazione ambientale di spazi stretti (interni di case o di vagoni) e, soprattutto, nei momenti di interazione con gli oggetti, dove la mappatura del pad potrebbe creare più di qualche tentennamento, risultando illogica ed artificiosa rispetto a quanto visto nella versione master race.

Nella magnificenza grafica, stonano alcune textures in bassa risoluzione

Non di rado mi è capitato di trovare il mio alter ego digitale bloccato davanti ad un muro invisibile (sempre negli ambienti più ristretti), trovandomi forzato a fare un passo indietro e riuscendo, infine, a passare li dove prima era impossibile. Certo, non stiamo parlando di errori marchiani come quelli visti in Syberia 3 (circa un anno prima di rilasciare una patch che rendesse fruibile il sistema di controllo), ma, al netto del tempo necessario per abituarsi alla mappatura, è impossibile non sottolineare una non perfetta ottimizzazione dei controlli in queste situazioni.

L’impianto grafico, altro fiore all’occhiello della versione PC, si presenta qui pressoché immutato e gradevolissimo, non fosse per l’apparizione, nelle fasi con più oggetti a schermo, di ambienti con texture in bassa risoluzione, che vanno a cozzare con una qualità di insieme di tutto altro livello.

Syberia: The World Before

Fastidiosa, inoltre, la presenza di pop-up e rallentamenti nel passaggio da un ambiente all’altro, come se la console faticasse a gestire, in una sola volta, tutti gli elementi a schermo, tanto nelle scene corali quanto nel cambiamento di schermata nelle location interne più “povere” di dettagli. Occorrerà dedicarsi ad un’altra sessione di ottimizzazione per risolvere dei problemi non facilmente digeribili in un gioco che, alla prova dei fatti, non è assolutamente esoso di risorse.

Immutato, positivamente, il giudizio sulla colonna sonora che, curata da Inon Zur, aggiunge tocchi di epicità ad una narrazione di elevatissimo livello.

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Giovanni Tomaselli

Giovanni Tomaselli

Videogiocatore da quando ha memoria, è disperso nella wasteland alla ricerca di bamboline della Vault-tec, sperando di finire, un giorno o l'altro, la sua collezione!

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