Capita ormai frequentemente che la stampa videoludica cerchi di argomentare una posizione adducendo una motivazione di circostanza che va per la maggiore nel settore, facendone quasi un certificato di validità del fatto che una tesi sia in contrapposizione con ciò che scrivono gli utenti in rete. Un pò come a dire che contraddicendo ciò che si dice sui social, ciò dovrebbe coincidere automaticamente ad un’opinione più profonda e ragionata, rispetto a quella della massa. Ma una tale linea parte dall’assunto che “se lo dice la massa, è automaticamente sbagliato” ed esclude a priori che, per quanto possa risultare irritante, talvolta anche le stesse folle che la settimana prima imbastivano una polemica sul nulla (magari sbagliando), questa volta invece potrebbero avere ragione. Può capitare, lo abbiamo visto succedere in questo settore e non c’è niente di male nel condividere una linea, quando è corretta. Si può ammettere quando l’opinione più diffusa possa avere un fondo di ragione, quando chi afferma qualcosa, anche magari sulla base di motivazioni non proprio esatte o pienamente ragionate, può comunque sostenere qualcosa di corretto. Alternativa: incolonnarsi omologatamente controcorrente (ossimoro, ma solo in apparenza).

l’E3 è ancora la fiera videoludica più seguita e importante del mondo

Questa premessa così lunga perché? Perché se bisognasse commentare l’addio di Sony alla fiera dell’E3 nell’edizione 2019, l’argomentazione preriscaldata pseudo-insider sarebbe di sicuro: “L’E3 non conta più come una volta, quindi è giusto così”.
Forse invece no. L’idea di abbandonare un palcoscenico di tale portata è una mossa discutibilissima per diverse buone ragioni. E’ vero che l’E3 non ha più il traino di un tempo, ma rimane comunque la più grossa fiera videoludica del mondo (non americana, non occidentale, DEL MONDO), attira un numero ancora impressionante di persone ed è una vetrina ancora molto prestigiosa in cui mostrarsi. Sony in questo momento non è di sicuro una piccola software house a corto di liquidi, pertanto mantenere comunque una presenza nella fiera losangelina è alla sua portata in ottica di investimento pubblicitario, specie di fronte al ritorno di visibilità che possono ottenere i suoi prodotti. Attualmente non ci sono fiere in grado di pareggiare la potenza mediatica che l’E3 suscita e non a caso gli annunci più grossi e il materiale più consistente viene mostrato là in anteprima ancora adesso.
Colonia, Parigi, Tokyo, sono fiere che possono vantare una loro attrattiva, ma nessuna può competere e specialmente le prime due mostrano praticamente sempre materiale già presentato a Los Angeles. Questa cosa è visibile a tutti gli anelli della filiera della stampa; persino sul nostro stesso sito, durante l’E3 assistiamo ad un picco di affluenze e visitatori, mentre le notizie e le anteprime che ne riportano la sigla sono tra le più cliccate dell’intero anno.

Il pubblico che la segue è quello più costante e consistente negli acquisti

Il pubblico che segue l’E3 inoltre è quello più attivo in termini di consumo. Mike Ybarra della divisione Xbox faceva giustamente notare come, anche in momenti di minori vendite di hardware, la console di Microsoft produceva comunque ottimi utili grazie all’elevato tasso di ingaggio dei suoi utenti, i quali vi compravano numerosi giochi.
L’utente generalista, che Sony dice di voler raggiungere adesso, rappresenta una fascia potenzialmente molto più ampia e si tende a giustificare molte scelte a lui rivolte in nome dei grandi numeri che il mercato di massa “può” smuovere. Tuttavia non si considera che l’utente assiduo invece è quello che spende più soldi, spesso compra almeno un gioco triplaA al mese e a differenza dell’utente occasionale, quando non è convinto dalle uscite recenti, trova comunque un modo di spendere denaro recuperando dei titoli che magari aveva saltato qualche mese o persino qualche anno prima. Questi giocatori sono quelli che seguono l’E3 e ciascuno può raggiungere un potere di acquisto moltiplicato anche a x10 rispetto uno occasionale, che magari compra non più di quattro giochi l’anno e sottoscrive abbonamenti al minimo indispensabile. Guai a trascurare la categoria degli assidui, perché può spostare i suoi soldi su altre console, ma non smette di comprare, mentre quella occasionale quando smette riprende con più difficoltà o magari si accontenta persino di qualche free to play alla Fortnite.

Per quale motivo evitare quindi l’E3?

Il calo di rilevanza dell’E3 è dovuto anche alle stesse software house, le quali cercano di scappare da quello che non vedono più come un buon brodo di coltura per le loro campagne pubblicitarie. La presenza della stampa durante la presentazione di qualche prodotto è spesso vista in modo ambivalente, talvolta persino sopportata, in quanto potrebbe anche valutare negativamente i giochi esposti o evidenziarne i difetti che magari non vengono colti ad una prima occhiata del pubblico con meno esperienza nel settore. Non a caso EA con il suo evento Play ha voluto presentarsi in uno spazio rivolto espressamente al pubblico, promuovendo direttamente presso il consumatore finale, senza avere di mezzo qualcuno che potrebbe subodorare la presenza di microtransazioni invasive, lootbox et similia.
La stampa può partecipare agli eventi per il pubblico? Si, ma non è sempre la stessa cosa rispetto un evento apposito e non sempre garantisce adeguati spazi preferenziali per provare i giochi ed assistere alle presentazioni o intervenire con domande.
Chi ha una formazione nel campo delle pubbliche relazioni inoltre sa benissimo che un comunicato stampa quasi sempre si legge in un modo, ma si intende in un’altro. Quando la giustificazione è “abbiamo voluto farlo per i giocatori”, potete tranquillamente leggere “preferiamo così perché ci viene più comodo”.

In questo settore minimizzare i difetti è diventata un’arte che tende a vette di sublime artifizio retorico, spesso sfiorando nel modo più sfacciato la supercazzola  tognazziana. Pertanto siamo arrivati nel corso degli anni a perle come: “l’endgame di Destiny 2 è basato sull’amicizia“, per giustificare l’assenza di cose da fare. “Abbiamo reso difficile sbloccare Darth Vader perché volevamo che i giocatori sentissero un senso di gratificazione nell’ottenerlo“, per nascondere dei grindwall talmente esasperanti da spingere verso le microtransazioni di Star Wars Battlefront 2.
Il mercato dei videogiochi parla in buona parte (anche se ormai non solo) ad un pubblico di giovanissimi o fa leva sull’aspetto emozionale dell’acquirente (che abbiamo constatato essere forte e spesso acritico anche negli over 30). I videogiochi non sono comprati per soddisfare esigenze pratiche come un tostapane, ma il loro acquisto è dettato da un valore emotivo (il divertimento e le emozioni che riescono a suscitare). Partendo da tali fondamenta per i propri affari, abbiamo assistito spesso a campagne di marketing faraoniche che puntavano a vendere dei giochi in apparenza fenomenali, ma spesso contenitori di difetti giganteschi, i quali venivano accuratamente minimizzati o nascosti sotto al tappeto, facendo leva sull’entusiasmo. La criticità ragionata, il non farsi prendere dal facile entusiasmo e offrire un giudizio quanto più riflessivo e meno impulsivo possibile, è un compito della stampa professionale per aiutare i giocatori negli acquisti (e su cosa sia l’hype ne abbiamo parlato qui).
Badate bene: Sony non ha specificato ancora che tipo di evento voglia proporre al posto della sua partecipazione all’E3, tuttavia non è neppure detto che questo sia uno spazio fieristico aperto al pubblico, ma bensì una conferenza privata dove poter mostrare in modo ancora più ristretto il materiale.

Quali le alternative?

Ricordiamoci che l’E3 è un evento “ibrido”, dove sono presenti sia stampa che pubblico, ma il tipo di spettatori che vi accorre è ormai parte di una fascia di giocatori esperti e smaliziati, i quali possono essere meno inclini ad assecondare qualsiasi cosa sulla scia dell’hype. Dimostrazione recentissima il caso della Blizzcon 2018, che ha mostrato come un modo di porsi troppo pretenzioso nei confronti del pubblico possa diventare un boomerang per il marketing anche di fronte ad una platea di fedelissimi, qualora questi non siano disposti ad accogliere uno spin off con lo stesso entusiasmo di un capitolo ufficiale e sentendosi persino apostrofare al limite dello sbeffeggio dai presentatori per aver espresso delle semplici perplessità a riguardo.

xbox phil spencer wallpaper

Su cosa punterà quindi Sony? E’ ancora presto per dirlo, tuttavia appare una mossa azzardata lasciare spazio completamente libero a Microsoft a Los Angeles, la quale quest’anno ha mostrato come si possa catalizzare molto bene l’attenzione anche solo mostrando giochi multipiattaforma (la presentazione di Cyberpunk 2077 ha quasi creato momenti isteria collettiva in rete). Il tempismo inoltre non potrebbe essere peggiore, in quanto pare arriveranno molto presto notizie sulle nuove esclusive in cantiere da Ninja Theory e Playground Studios, pertanto un E3 dove esibirle senza concorrenti di alto profilo, per Microsoft equivarrebbe ad un grosso successo.
In conclusione, una conferenza E3 di Sony, anche senza essere scoppiettante, sarebbe semplice e vantaggiosa. Con il numero di giochi già usciti, nessuno pretende ormai qualcosa di eccezionale, quanto  del semplice materiale nuovo per i titoli in cantiere e qualche multipiattaforma. Magari anche riempendo parte dello spazio in conferenza con PSVR, in quanto rafforzerebbe l’idea che la compagnia stia puntando solidamente sul dispositivo e aiuterebbe le vendite di buoni giochi, anziché buttarli sul mercato senza la minima spinta promozionale (vedi il caso di Astrobot, titolo eccezionale e killer app per la VR, inspiegabilmente snobbato sul palco dell’E3 da Sony stessa).

Commenti