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Sonic Frontiers, la recensione: si sfreccia nell’open world

Quella di Sonic The Hedgehog è una delle saghe più longeve (ed importanti) del panorama videoludico contemporaneo. Nato sul (e come simbolo del neonato) Sega Mega Drive, il , porcospino blu, riccio per gli amici, ha valicato i confini generazionali di svariate macchine da gioco, giungendo ai giorni nostri in piena crisi di identità, con dei giochi incapaci di render dignità e lustro ad una saga dal nobile retaggio. Sonic Frontiers, realizzato dal Team Sonic originale (da tenere d’occhio anche su Amazon), tenta dunque di riportare in auge le sorti del porcospino made in Sega (pronuncia americana, mi raccomando), portando al nostro cospetto una avventura “ibrida”, avente lo scopo di proiettare la saga nel futuro, mantenendo comunque un ferreo collegamento con le origini della stessa.

Già da questa descrizione di intenti, è palese immaginare che la strada del successo, pur lastricata di ostacoli e percorsa a folle velocità, è ben lungi dall’esser completa, portando alla nostra attenzione un prodotto voglioso di strafare, interessante ma endemicamente imperfetto. Scopriamo insieme perché.

Sonic Frontiers

Scorrendo la cronistoria di Sonic, ciascuno degli episodi (presenti anche nella raccolta Sonic Origins), a dispetto di un gameplay frenetico ed appagante, ha sempre lasciato a desiderare (non che ce importasse poi molto, andando a 300 all’ora da un vortice all’altro) quanto a trama. Con Sonic Frontiers i ragazzi del Team Sonic han voluto porre rimedio a questa perenne defaillance, consegnandoci un prodotto dannatamente ben confezionato quanto a trama, scopribile però nella sua interezza solo completando ogni singolo assignement presente nel mondo di gioco (rappresentando, di fatto, un appeal non da poco per i maniaci del completismo).

Senza voler sbaragliare e sbandierare ai quattro venti l’impianto narrativo finemente allestito, vi basti sapere che l’operato di Eggman, desideroso di impossessarsi di antichi poteri ancestral-tecnologici, porterà alla attivazione di un portale dimensionale capace di risucchiare tutto ciò che lo circonda in un cyberspazio da cui sarà impossibile evadere. Ed è appunto questa la sorte toccata a Sonic e compagnia cantante, con la sola differenza che il nostro beneamato, grazie alla sua supervelocità riuscirà ad interrompere questo corto-circuito dimensionale e tornare – di prepotenza – ad una “realtà” alternativa non digitale, pur trovandosi intrappolato in un mondo altro, le Isole Starfall, con l’esigenza di trovare un modo per liberare i suoi amici e sconfiggere, contestualmente, gli antichi titani, la cui presenza rappresenta una minaccia ed una dannazione per la popolazione delle isole tutte.

Se a ciò aggiungiamo che, a causa dei suoi esperimenti, ci sarà la possibilità (chiamasi certezza) di imbattersi anche nel Dottor Eggman, sua nemesi storica, capirete bene che le penne (aculei, pardon) del nostro porcospino, sono tutt’altro che al sicuro.

Sonic Frontiers prova a proiettare la saga nel futuro, rimanendo agganciato alle origini della stessa

I due ambienti qui citati, il cyberspazio e le Isole Starfall, rappresentano due mondi di gioco completamente differenti, separati anche da due modalità di fruizione assolutamente difformi e, a modo loro, innovative rispetto a quanto visto nei passati episodi (tralasciando, l’ahinoi, trascurabilissimo Sonic Forces). Le sezioni ambientate nel cyberspazio, per quanto completamente in 3D, si pongono in diretta continuità con i giochi originari, permettendoci di sfrecciare, svicolando tra ostacoli e scorciatoie, in percorsi prefissati e predeterminati, con la sola ossessione, in puro stile Sonic the Hedgehog, dell’acquisizione di monete e del completamento dello stage nel minor tempo possibile.

Parimenti ai vecchi episodi, minore sarà il tempo di completamento del livello (e maggiori le monete collezionate nel farlo), maggiore sarà il bonus, che si sostanzierà in una maggiore possibilità evolutiva (sotto forma di punti, spendibili in guisa di un RPG) del nostro adorato porcospino. Il raggiungimento, inoltre, di uno (o più) obiettivi di queste brevi ma intense sequenze, ci permetterà di ottenere un numero di chiavi utili a sbloccare, nel setting “reale” dei portali dai quali potremo arrivare ai Chaos Emerald , la cui raccolta ci permetterà, alla fine di ogni stage, di affrontare il colosso di turno, ma andiamo con ordine.

Sonic Frontiers

La controparte reale, corrispondente alle Isole Starfall, è quella su cui il Team Sonic ha puntato la maggior parte delle sue carte ed è anche quella che, oggettivamente, contiene le più sostanziali innovazioni nel gameplay. Immaginate il gameplay tipo di un qualsiasi gioco di Sonic, trasformatelo in 3D e ambientate il tutto in un mondo open-world: fatto?

Solo a parlarne mi brillano gli occhi ma, seguendo un vecchio adagio, non tutto ciò che riluce è oro: nella fattispecie, le lacrime di commozione, ben presto lasciano il posto ad una sconfortante delusione, data dal fatto che le tante idee messe in gioco finiscano per essere ridondanti, ripetitive e quasi prive di alcun fascino. Se, infatti, la peregrinazione nel mondo open-world rappresenta, di fatto, una grandissima e graditissima novità, a far storcere il naso è la assoluta schematicità di quanto ci viene proposto su schermo, trovandoci, di fatto di fronte, ad un hit’n run ambientato in un mondo open, la cui presenza, però, poco aggiunge in termini di gameplay.

Saremo dunque costretti, a dispetto della vastità del mondo di gioco, a fare una serie di evoluzioni tra piattaforme nell’ordine predisposto dai creatori e i combattimenti, pur interessanti, con le creature presenti nel mondo di gioco, si riveleranno ben presto poco soddisfacenti, vista anche la capacità delle stesse di respawnare sempre nelle medesime location, svilendo ed annullando dunque la sensazione di libertà che il titolo, dalle premesse, avrebbe voluto donarci.

Il gameplay di ogni Sonic, ambientato in un mondo open world – A voi Sonic Frontiers

Certo, i combattimenti con i Titani, attivabili al raggiungimento di cinque Chaos Emerald, rappresentano una graditissima (e divertente, invero) variazione sul tema, ma sfociando, una volta compreso il pattern (similissimo tra tutti i titani presenti nel gioco) utile per sconfiggerli, in una semplicissima gara contro il tempo, ripetitiva e poco stimolante.

Pur non essendo un completo flop, Sonic Frontiers è ben lontano dall’essere un fallimento, sia chiaro, ciò che par mancare è l’ispirazione, il cuore, la cosiddetta “anima” dei vecchi giochi, come se il Team Sonic, alla ricerca di una nuova identità per una saga che fatica a stare al passo con il tempo – fosse in stato pseudo-confusionale – inserendo più cose possibili all’interno di un prodotto che, agli occhi di noi videogiocatori, non riesce a fare quel salto di qualità che da troppi anni stiamo aspettando.

Sonic Frontiers

Graficamente, Sonic Frontiers fa il suo lavoro con sufficienza, non brillando qualitativamente in modalità 4k (il test è stato effettuato su una Xbox Series X), dando invece ottime sensazioni di velocità in modalità 60fps, sacrificando la risoluzione sull’altare della fluidità.

Le cinque isole a nostra disposizione, pur diversificandosi per setting e cromatismi, non brillano per qualità costruttiva, portando ai nostri occhi strutture di gameplay sempre simili, ambientate in mondi cromaticamente differenti. Paradossalmente a farci brillare gli occhi di emozioni sono le sezioni “chiuse” del cyberspazio, dannatamente ben realizzate, con dinamiche di gameplay schematiche ma funzionali, ed in puro stile old-school.

Il comparto sonoro, parimenti, fa il suo senza infamia e senza lode, consegnandoci un accompagnamento di buona caratura, ma di sicuro non indimenticabile. Nota positiva, la presenza del doppiaggio in italiano.

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Giovanni Tomaselli

Giovanni Tomaselli

Videogiocatore da quando ha memoria, è disperso nella wasteland alla ricerca di bamboline della Vault-tec, sperando di finire, un giorno o l'altro, la sua collezione!

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