Molti tra voi (soprattutto i più giovani) potrebbero sorprendersi nello scoprire che la saga Wolfenstein, così celebre al giorno d’oggi tra gli amanti del genere FPS, è nata nel lontano 1981 in vesti completamente diverse. Castle Wolfenstein e Beyond Castle Wolfenstein, i due primi giochi della serie, erano titoli con visuale dall’alto e pionieri del genere adventure/stealth sviluppati dal team Muse Software. La rivoluzione della serie è arrivata nel 1992 con Wolfenstein 3D: il gioco divenne uno dei più famosi nel campo (all’epoca emergente) degli FPS ed è il primo nel quale il protagonista viene chiamato William “B.J.” Joseph Blazkowicz, nome che diventerà poi rappresentativo del main character in tutte le future incarnazioni. Wolfenstein II: The New Colossus venne rilasciato nel Settembre 2017 su Playstation 4, Xbox One e PC ma poi venne annunciato a sorpresa anche per Nintendo Switch, con grande stupore del pubblico “nintendaro”. Come se la caverà questo titolo sulla console ibrida della grande N?

AMERICA ÜBER ALLES

La storia inizia dopo gli eventi narrati in Wolfenstein: The New Order. Blazkowicz, al seguito delle gravi ferite riportate dopo la battaglia nella fortezza di Deathshead, viene sottoposto a drastiche cure mediche ma finisce in coma per 5 mesi. Si risveglia per scoprire la sua amata Anya incinta di due gemelli, ma gli eventi precipitano nuovamente all’improvviso: il sottomarino U-Boat “Martello di Eva” che i membri della resistenza anti-nazista avevano requisito viene attaccato dalla sadica Kommandant tedesca Frau Engel. Costretto su una sedia a rotelle, Blazkowicz si fa largo tra le truppe naziste a suon di proiettili ma il sottomarino è ormai conquistato. Frau Engel, seguita dalla figlia timida e succube Sigrun, ordina a “Terror Billy” (soprannome di Blazkowicz) di consegnarsi in cambio della vita delle persone catturate. Il nostro si fa avanti senza indugio, venendo così catturato e schernito dalla Engel insieme ai suoi soldati: Caroline Becker, leader della resistenza dotata di armatura meccanica sperimentale, viene brutalmente assassinata. Con un colpo di scena però, l’esasperata Sigrun si ribella alla madre ed interviene permettendo a Blazkowicz di liberarsi ed iniziare la sua nuova guerra contro il regime nazista che domina l’America degli anni ’60.

Testosterone, nugoli di proiettili, un protagonista “cazzuto” quanto basta ed un’ambientazione distopica affascinante: sono questi gli ingredienti di Wolfenstein II: The New Colossus così come lo erano dei precedenti titoli. Squadra che vince non si cambia, e qui la regola vale in modo particolare. Un FPS nel più classico degli stili che punta a divertire tenendo il giocatore impegnato in sparatorie letali mentre si avanza in un mondo diverso da come lo conosciamo. Sicuramente è un bene notare tanto impegno narrativo (le cutscenes spesso superano i due minuti di durata) per descrivere una timeline alternativa nella quale i nazisti hanno vinto la seconda guerra mondiale. Una “fissazione” se vogliamo del pubblico americano, che a quanto pare non riesce proprio a liberarsi dall’ossessione di dover dimostrare quanto si tenga alla propria libertà combattendo ferocemente: un setting visto anche nell’interessante serie TV The Man in The High Castle.

FURIA PORTATILE

Molto si potrebbe dire di Wolfenstein II: The New Colossus: è un FPS vecchia scuola appunto, un gioco che fa del gameplay il suo punto di forza riuscendovi agevolmente. Ottima narrazione come dicevamo, molto buono anche il doppiaggio italiano che riesce ad uscire dal “ghetto” (in questo caso è una parola perfettamente in linea con il gioco) dei soliti dialoghi edulcorati per arrivare a turpiloquio ben gradito e coerente con determinate situazioni. Il pubblico nintendaro, spesso abituato a giochi dal piglio assai diverso, potrebbe apprezzare il cambio radicale di direzione nel sentire la familiare voce di Marco Balzarotti mentre pronuncia oscenità razziste contro neri ed ebrei. Ottima anche l’idea (mancante in Call of Duty WWII) di mostrare ciò che il regime nazista era agli occhi del pubblico: svastiche ovunque, crudeltà gratuita verso i deboli e tendenze sociopatiche/sadiche di alcuni comandanti.

Inutile dire che un FPS frenetico come questo funziona molto meglio con il pad Pro piuttosto che con Joy-Con separati o il pad fornito con la console. Comandi solidi, semplici da imparare (eccezion fatta per alcune mosse come l’attacco corpo a corpo) che immergono nell’azione senza problemi: chi ha meno dimestichezza con sparatutto di questo genere potrà avvalersi del livello di difficoltà specificamente concepito. In modalità portatile il gioco si comporta relativamente bene, seppur presenti una sorta di “fogging” che pare assente nella versione dockata. Wolfenstein II: The New Colossus è un gioco specificamente concepito per schermi grandi, ma nonostante questo poter portare un titolo simile con sè ovunque resta incredibilmente piacevole. Personalmente fatico a capire perchè conversioni “importanti” come questa non si avvalgano del giroscopio/accelerometro di Switch per consentire al giocatore di mirare come avviene nella serie Splatoon: sarebbe stata un’aggiunta che avrebbe fatto la differenza.

A livello tecnico il gioco ha subìto (ovviamente) un downgrade grafico, ma non così drastico come ci si potrebbe aspettare: gli oggetti hanno un buon livello di dettaglio in generale e gli FPS sono stati fissati a 30 per permettere al tutto di girare adeguatamente su un hardware di prestazioni inferiori. In pratica lo stesso discorso di DOOM, altra conversione interessante per Switch che ha rivelato inaspettate potenzialità della console. In definitiva Wolfenstein II: The New Colossus sulla console ibrida targata Nintendo funziona e mantiene intatto il suo valore originale: dove c’è mancanza a livello grafico interviene la modalità portatile che “tappa il buco” efficacemente permettendo ai possessori della console di apprezzare il lavoro del team di sviluppo. Un ottimo FPS di certo che arricchisce la già ricca libreria titoli disponibili per Nintendo Switch.

PRO:

  • Gameplay da shooter vecchia scuola piacevole e divertente
  • Tecnicamente impressionante da vedere su Switch, nonostante i downgrade
  • La modalità portatile compensa in buona parte le mancanze sul lato grafico…

CONTRO:

  • …ma non abbastanza per non notare texture assai grossolane in generale
  • Il gioco è inchiodato a 30fps, nel bene e nel male
  • Nemici poco variegati, stealth come sempre abbozzato e funzionante a metà

Versione testata: Nintendo Switch

Voto: 7,5

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