Sviluppato da Daedalic Entertainment, The Long Journey Home arrivata dopo un paio di anni anche su Nintendo Switch, unendosi di fati al flusso migratorio di titoli indie che pian piano si stanno riversando sulla console ibrida della compagnia di Kyoto, riproponendo di fatto questi giochi in salsa portatile. Conversioni che si sono rivelate più o meno riuscite, ma che hanno certamente contribuito ad arricchire la softeca di Switch, così da accontentare i gusti più disparati. Stessa sorte quindi per The Long Journey Home, che fa il suo esordio anche su piccolo schermo. Il gioco, realizzato dalla software house con sede ad Amburgo in Germania, ci porta in un futuro prossimo dove l’umanità è finalmente riuscita a portare i propri astronauti fino a Marte, dando il via a una serie di spedizioni a distanze considerevoli per raccogliere risorse preziose da utilizzare sulla Terra. Un incidente, però, porterà fuori rotta una di queste spedizioni dando così origine a un disperato viaggio in cerca della perduta via per il ritorno, con incredibili scoperte e creature aliene mai viste. Un concept a metà fra No Man’s Sky e Mass Effet sotto forma però di un roguelike-rpg che strizza l’occhio ai gestionali a tema spaziale.

Seconda stella a destra, questo è il cammino

Il gioco incomincia con la composizione del nostro equipaggio, sia per quanto riguarda gli astronauti che prenderanno parte alla spedizione, ciascuno con le proprie caratteristiche e abilità, sia, ovviamente, per quanto la nostra astronave e relativa unità di esplorazione, selezionabili fra diversi modelli a disposizione. L’assortimento del nostro equipaggio, che vede un massimo di quattro membri, determinerà quali saranno i punti di forza e quali invece le lacune della nostra spedizione. Starà a noi, quindi, decidere su quale abilità puntare maggiormente (ingegneria, botanica, ricerca, ecc.). La scelta iniziale è decisamente ampia, forse troppo visto che, soprattutto se si è alla prima run, è difficile compiere una decisione ragionata. L’incipt è semplice quanto tragico. Dopo un primo breve viaggio su di una colonia di Marte, utile anche per introdurci alle meccaniche di gioco primarie quali decollo, ingresso nell’orbita ed atterraggio, la nostra crew dovrà vedersela con un guasto della propria astronave, che li catapulterà accidentalmente in un angolo sperduto della galassia. Qui incomincerà un lungo viaggio all’insegna della sopravvivenza, per poter ritrovare la rotta terrestre e tornare così a casa. Per farlo però, bisognerà prima esplorare i pianeti nelle vicinanze alla ricerca di carburante e materiali utili a far durare il viaggio quanto basta. Starà a noi quindi decidere come agire e come pianificare il proprio viaggio in modo da non ritrovarsi dispersi nello spazio senza una goccia di carburante. Per evitare il peggio, è necessario perciò analizzare i pianeti circostanti uno a uno, per capirne la loro composizione chimica e l’eventuale presenza di materiali. Caratteristica di The Long Journey Home è quella di possedere una mappa generata casualmente al primo avvio di gioco, in modo da avere una disposizione di pianeti e rotte diversa a ogni run e favorirne così la rigiocabilità del titolo. Il nostro stile di gioco determinerà inoltre la longevità dello stesso, visto che, in base al percorso intrapreso, sarà possibile terminare l’avventura in più o meno tempo. Ovviamente, lo spazio nasconde anche alcune insidie. Durante la nostra traversata sarà infatti possibile fare conoscenza con alcune razze aliene, anch’esse pescate casualmente da un calderone di 15 possibili, con le quali bisognerà contrattare e stabilire se necessario un rapporto proficuo. Dialogando con le razze aliene potremo ottenere prezioso aiuto, ma anche cadere in un’insidiosa trappola tesa nei nostri confronti. La nostra capacità da mediatori farà si che, in base alle nostre scelte effettuate durante i dialoghi, gli alieni risultino amichevoli anziché ostili. Ed è proprio la storia e la sua scrittura il punto di forza fondamentale di The Long Journey Home, capace di descrivere e raccontare in maniera dettagliata l’universo di gioco. Sfortunatamente nel gioco non è presente la lingua italiana, una vera pecca se si pensa alla quantità di dialoghi presenti.

Viaggio della speranza

Il gameplay di The Long Journey Home combina quindi elementi tipici dei roguelike (mappa e struttura dei pianeti vengono infatti generati proceduralmente) ad altri invece più prettamente rpg. Durante il viaggio bisognerà infatti gestire la propria astronave e l’equipaggio, monitorando lo stato dei macchinari, apportando modifiche e interagendo con gli astronauti per assegnare loro i compiti in base alle rispettive capacità, dal pilotaggio del modulo Lander alla manutenzione della nave. Se le fasi di navigazione nello spazio ci sono sembrate adeguatamente realistiche, simulando la fisica in maniera semplificata ma comunque convincente, quelle di esplorazioni a bordo del Lander, una sorta di platform a scorrimento in 2D, ci sono parse un po’ troppo abbozzate, quasi paragonabili ad racing game a due dimensioni per smartphone dove bisogna mantenere l’equilibrio del mezzo per evitarne il ribaltamento. L’obbiettivo di gioco potrebbe ricordarvi da vicino quello di No Man’s Sky, sappiate però che non è mai possibile scendere dalla propria navicella per esplorare i pianeti a piedi. Poco male comunque, se si considera che il gioco si concentra maggiormente sull’aspetto gestionale della spedizione. Le personalizzazioni della propria astronave sono molteplici, ciascuna delle quali andrà ad agire su alcune determinate caratteristiche, quali velocità e resistenza, nonché armi e scudi. Purtroppo però, anche su questo fronte, The Long Journey Home non sembra centrare totalmente l’obbiettivo. Il rischio di ripetere più e più volte lo stesso iter di azioni è sempre dietro l’angolo e potrebbe stufare alla lunga. Inoltre, bisogna precisare che l’interfaccia di gioco, piuttosto complessa e costellata d’icone e indicatori, richiede molta pratica prima di risultare sufficientemente chiara e comprensibile. Se quindi The Long Journey potrebbe risultare ostico a un primo approccio, il lavoro svolto dal punto di vista artistico, sicuramente accattivante e ispirato, costituisce un buon modo per attirare l’acquirente. Nonostante il design minimale e il character design piuttosto basilare, lo stile grafico coloratissimo dei pianeti e delle loro ambientazioni è certamente piacevole e ben riuscito. Menzione positiva anche per la colonna sonora, che offre un buon accompagnamento all’avventura.

Pro:

  • Narrativa efficace e coinvolgente
  • Ottimo fattore di rigiocabilità, grazie alla generazione casuale dell’Universo
  • Design dei pianeti minimale ma azzeccato

Contro:

  • Veramente troppo ostico all’inizio
  • Le sezioni di esplorazione dei pianeti sono piuttosto banali
  • Le fasi di gioco alla lunga potrebbero risultare ripetitive
  • Assente la lingua italiana

Versioni disponibili: PC, Mac OS, PlayStation 4, Xbox One, Nintendo Switch

Versione testata: Nintendo Switch

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