Ci sono una manciata di giochi che possono davvero essere considerati delle pietre miliari , non solo per il successo riscosso o il loro valore, ma per essere diventati dei fenomeni di costume o delle icone rappresentative di questo media. Una di queste è sicuramente Space Invaders, pubblicato da Taito nel 1978 e ora riproposto su Pc in occasione del quarantesimo anniversario con una veste grafica rinnovata e diverse novità.

Come Pac-Man

Difficile dire qualcosa riguardo questo gioco che non sia già stato scritto. Merita sicuramente, però, spendere qualche parola per spiegare le ragioni dietro questo fenomeno videoludico. Space Invaders è stato uno dei titoli che hanno spinto maggiormente il videogioco come prodotto di intrattenimento, contribuendo ad andare oltre i timidi approcci dei primi anni 70 che erano più degli esperimenti di informatica creativa, come Pong o Zork.
In quei tempi giocare ai videogiochi era possibile quasi solo grazie ai cabinati da bar o sala giochi, in quanto erano le uniche forme per rendere accessibile al pubblico di massa un sistema dai costi altrimenti proibitivi. La prima azienda a diffondere console casalinghe dal prezzo accessibile fu Atari e grazie alla conversione di Space Invaders riuscì ad incrementare le vendite creando il primo caso di killer-application. Da lì in avanti è storia e sono innumerevoli gli sviluppatori che hanno citato quest’opera come una delle loro prime esperienze da giocatore, nonché titolo favorito. Basti pensare a Shigeru Miyamoto, John&John (Carmack e Romero), o Hideo Kojima e la lista potrebbe proseguire oltre.
Quel piccolo grumo di pixel che identifica i piccoli invasori e le loro astronavi inoltre è diventato un’icona, usata per rappresentare il periodo più fiorente del panorama arcade. Space Invaders ha fatto davvero la storia di questo settore e nonostante a qualcuno possa sembrare eccessivamente scarna come proposta di retrogaming rispetto alla scena odierna, bisogna specificare che ha conservato intatto quel fascino tipico del vintage, anche grazie ad alcune idee che mantengono la giocabilità ancora coinvolgente.

Edizione “estrema”

Questa riedizione mantiene inalterata la formula originale, in cui la navicella controllata dal giocatore rimane nella parte bassa dello schermo e deve abbattere le ondate di nemici che provengono dalla parte alta. Gli invasori però non sono inermi e sparano a loro volta con una frequenza e un ritmo crescente, man mano che si prosegue lungo i livelli. La stessa velocità dei piccoli alieni inoltre aumenta, rendendo oltremodo impegnativo centrare il bersaglio nelle fasi inoltrate di una partita. La curva di difficoltà infatti è programmata secondo gli schemi dei giochi da sala, per consentire agli utenti di iniziare in modo morbido, per prendere confidenza con le meccaniche e poi scalare progressivamente verso l’alto. Se le prime ondate difatti sono compatte e poco reattive, quelle più avanzate saranno all’insegna di pochi nemici, ma davvero veloci e difficili da colpire, spesso capaci di bombardare a tappeto per poi schivare agilmente un proiettile.

Le novità di questa versione riguardano una grafica arricchita da colorati effetti psichedelici, una colonna sonora electro-pop, ma anche un nuovo sistema basato su combo, bonus e punteggi, dei boss di fine livello e nuove armi. Un leggero lifting insomma, ma quanto basta per rinfrescare l’esperienza complessiva e renderla simile ad un titolo indie moderno basato su di una giocabilità incalzante e immediata. Unica pecca, purtroppo, il prezzo di 19,99 euro. Una simile cifra, considerando le lievi aggiunte e l’ormai quarantesima candelina spenta dal capolavoro di Taito, pongono questa riedizione totalmente fuori dal mercato attuale, dove con una spesa analoga si possono comprare, già al lancio, degli indie completamente nuovi e di alto livello qualitativo. Tuttavia, in presenza di un forte sconto, Space Invaders Extreme merita ancora qualche partita, anche solo per poter dire di aver provato uno dei videogiochi più importanti della storia.

Commenti