L’industria videoludica ormai è diventata simile a quella bellica, solo che qui la corsa agli armamenti è combattuta a suon di risoluzione in 4K ed effetti speciali, con un grado di assuefazione per il semplice comparto tecnico tale da far dimenticare la potenza di un’idea originale o di una narrativa coraggiosa e fuori dalle righe, come quella che OneShot sa proporre.

La trama di questa produzione infatti verte su di una storia enigmatica, in apparenza rodata, ma in realtà capace di contenere dei risvolti metanarrativi sorprendenti, anche per il giocatore più esperto di questo tipo di racconto. Quello che in gergo si chiama “rompere la quarta parete”, consiste nel mettere lo spettatore in comunicazione con i personaggi e viceversa, oppure far recitare battute che esplicitino la finzione dell’opera. OneShot in questo riesce ad essere molto creativo e nonostante la protagonista sia la piccola Niko, l’utente diviene parte integrante dell’avventura, sia dentro che fuori dal gioco.

Mentre Niko si aggira per un mondo distopico, deserto, buio e scarsamente popolato, il giocatore deve non soltanto muoverla, ma anche interagire con lei, rispondendo alle sue domande o dialogando, in uno scambio di battute tanto insolito da risultare spiazzante ed entusiasmante per il suo saper coinvolgere in modo più attivo rispetto un gioco normale. Lo spunto per mettere in moto gli eventi è quindi solo un pretesto per innumerevoli altre situazioni, non solo sul fronte metanarattivo, ma anche nel presentare i personaggi, coinvolgerli nella storia e renderli emozionanti in vista del finale.

Nonostante sia realizzato con Rpg-Maker, OneShot scorpora dall’insieme anche la giocabilità, oltre che la grafica, la cui semplicità mette in risalto il programma utilizzato per crearlo. Tutto quindi poggia sull’efficacia delle sue trovate, per proporsi sul mercato e convincere l’acquirente al tanto sudato esborso di denaro. Si può quindi lasciar perdere la grafica, ma anche l’assenza di un sistema di combattimento riesce a non inficiare il valore in termini di intrattenimento? La risposta è si, proprio per il modo in cui “il gioco gioca con il giocatore”, anziché il contrario. Nelle poche ore necessarie al suo completamento si arriva a sentirsi soddisfatti grazie a colpi di scena ed eventi inattesi, limitandosi ad esplorare, raccogliere oggetti e risolvere degli enigmi.
Senza fare anticipazioni, basti dire che persino chiudere la finestra d gioco può diventare un evento con ripercussioni all’interno della trama e causare una reazione perfettamente contestualizzata nella storia e citata dalla protagonista.

Pro

  • idee metanarrative eccellenti
  • personaggi interessanti

Contro

  • è una produzione tecnicamente molto umile e praticamente amatoriale

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