Domiverse parte dall’idea che ogni personaggio selezionabile sia “sgravato”, talmente forte da obliterare gli avversari con una sola mossa. Basta quindi colpire un nemico una singola volta per eliminarlo, spingendo i giocatori a schizzare come palline da flipper in lungo in largo. Un’idea di base che ci riporta ad una dimensione ludica immediata e genuina, potenzialmente molto valida, ma che in questa proposta indie finisce per essere sin troppo basilare e scarna di contenuti.

Gli otto personaggi selezionabili (a cui se ne aggiungono due extra) sono discretamente differenziati grazie ad una caratterizzazione divertente, inoltre ciascuno può contare su di un metodo di attacco particolare, tuttavia all’interno della rosa ci sono degli squilibri che diventano palesi già dopo le prime partite. L’invisibilità, per esempio, si conferma subito come un’arma ben più pericolosa della potenza di fuoco, così come  l’invulnerabilità del gatto. ll bilanciamento risente quindi di una scarsa esperienza degli sviluppatori nel campo dei giochi multiplayer, dove una singola buona idea può sfumare se non accompagnata da cura e attenzione. La giocabilità nel complesso risulta immediata, frenetica e coinvolgente agli inizi, ma nel lungo periodo finisce per scontrarsi con tutti i limiti di questa produzione, limitando la buona premessa alla base del tutto. La longevità di Domiverse difatti non va oltre la manciata di partite, ovviamente qualora parliamo di multiplayer, in compagnia di uno o più persone (è possibile sfidarsi fino a quattro in contemporanea).
Sono presenti delle modalità in singolo, ma per quanto cerchino di rimescolare il fulcro centrale, spostando l’attenzione verso elementi platform o action, la loro attrattiva rimane piuttosto esigua e marginale.
Graficamente la pixel-art utilizzata non riesce ad esaltare neppure. Il grado di dettaglio è esageratamente basso e ben lontano dai migliori esempi che fanno uso di questo stile estetico. A sfavore di Domiverse bisogna anche specificare che non stiamo parlando di un titolo single player della durata di diverse ore, che avrebbe necessitato di parecchie schermate, sfondi e ambientazioni, ma di un titolo orientato al multiplayer, dove i livelli si limitano a poche schermate statiche a fare da fondale e che avrebbero potuto essere composto con molta più cura e sforzo. Gli stessi personaggi si riducono ad un grumo quasi informe di pixel e sfigurano in paragone ad un Rivals of Aether a caso.
L’impressione generale è che Domiverse sia stato lanciato sul mercato indie con la scusa o secondo la convinzione che anche un prototipo possa avere l’aspettativa di vendita di un gioco indie più curato e completo. Le buone premesse ci sono e l’idea di base non è malvagia, tuttavia non ci troviamo di fronte ad una proposta che vanti una qualità intrinseca, né che possa competere nell’affollato mare delle produzioni indipendenti.

 

Pro

  • idea di base interessante
  • veloce e immediato

Contro

  • personaggi mal bilanciati
  • graficamente troppo scarna come pixel art
  • mostra i suoi limiti già dopo poche partite sia in singolo che in multi

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