È terminata da qualche giorno la prima beta di Code Vein, il nuovo action RPG diretto da Hiroshi Yoshimura, già autore di God Eater, sviluppato e pubblicato da Bandai Namco: sin dai primi video abbiamo potuto constatare come la nuova IP del publisher giapponese volesse strizzare l’occhio al genere dei Soulslike, reinterpretandolo con un tocco molto più nipponico e anime-oriented ed ambientandolo in un panorama post-apocalittico. La beta era finalizzata sia a presentare agli utenti un gioco che era scomparso dai radar dopo la sua presentazione nel 2017, sia per mettere alla prova i server di gioco che permetteranno ai giocatori di entrare nelle partite altrui per poter dare una mano nelle situazioni più critiche Vediamo come se l’è cavata il titolo nella nostra anteprima.

La prima cosa che ci verrà chiesta di fare in Code Vein è di creare un avatar ed assegnargli un nome ed un nome in codice: l’editor di gioco si è presentato estremamente dettagliato per quanto riguarda la composizione del volto, permettendo una personalizzazione quasi totale delle fattezze del personaggio e con una buona varietà di capigliature, ma con pochi abiti ed accessori a disposizione. Nel caso siate privi di fantasia come il sottoscritto, il gioco propone 32 modelli già precostituiti per ciascuno dei due sessi che possono essere poi a loro volta modificati. Terminato un piccolo tutorial che si ambienta in un mondo onirico, ci risveglieremo privi di memoria in un mondo distrutto, con al nostro fianco una ragazza anche essa apparentemente senza ricordi, ma che lascia intendere di conoscere molte più cose di quante ne possiamo immaginare. Pur trattandosi di una beta, Code Vein comincia a costruire quello che è la struttura narrativa sulla quale si basa il gioco, che per molti versi ricorda quella di God Eater: il mondo è stato distrutto da una piaga che ha sterminato la maggior parte della vita sula Terra ed ad essere sopravvissuti ci sono solo i Redivivi, umani che sono stati infettati da un parassita che ha permesso loro di sopravvivere, ma che devono continuamente nutrirsi di sangue per poter mantenere la loro parte razionale ed evitare di trasformarsi in creature mosse da un istinto animalesco denominate Corrotti. Nella delineazione del background narrativo si possono notare i parallelismi fra Code Vein ed il già citato God Eater, sia nella costruzione della piaga che ha afflitto il mondo ed il legame fra di essa ed i personaggi capaci di affrontarla, sia nella società che si è venuta a creare dove gli umani di rango più basso vengono tenuti prigionieri ed obbligati ad uscire nel desolato mondo per cacciare. A differenza dei Souls dove la trama veniva in gran parte sottintesa, Code Vein ha una costruzione della narrazione molto dettagliata ed il gioco ci fornisce diverse informazioni sin dai primi minuti, sebbene non sia presente sin da subito una chiave di lettura che ci permetta di ricollegarli sin da subito: tuttavia trattandosi di una beta è normale che la storia vista sinora serva più ad incuriosire il giocatore che a narrare per filo e per segno le vicende.

Nonostante Code Vein abbia diversi elementi di gameplay ereditati dai già citati Dark Souls come le meccaniche legate alla morte e resurrezione del personaggio, è dotato di un sistema di combattimento piuttosto stratificato, ma che deve scontrarsi con diverse imprecisioni tecniche: il gioco mette a disposizione sin da subito un discreto numero di armi bianche e qualche arma da fuoco ed abbiamo potuto constatare come ciascun moveset sia dettagliato e diversificato dagli altri, ma indipendentemente da quale arma impugneremo dovremo scontrarci con delle hitbox non sempre precise ma soprattutto con una telecamera molto ballerina, soprattutto una volta lockato un singolo avversario. Si tratta di problemi tecnici che dovrebbero essere risolti in quanto sviliscono quello che di buono c’è nel gioco: uno di essi è la costruzione ruolistica del personaggio, facilitata rispetto a quella di un Souls, ma molto più flessibile ed adattabile alle diverse situazioni. I boss di fine livello ci forniranno, una volta sconfitti, le classi assegnabili al personaggio, ciascuna con paramentri differenti e diverse abilità (chiamate Doni) che possono essere cambiate a piacimento in modo da non essere penalizzati dalla costruzione del personaggio effettuata sinora. Per quanto riguarda la parte online invece i test della beta si sono dimostrati soddisfacenti: il matchmaking è stato rapido e le partite in co-op non hanno mostrato problemi di lag, sia che fossimo noi gli hoster sia che stessimo giocando nelle partite degli altri giocatori.

Acquista su Amazon.it

    Commenti